Raccontami una storia di Pardan
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Questo racconto ha vinto il Premio Star Trek 2009

 

Era una splendida mattina d’estate. Elaan uscì in giardino, un tranquillo giardino affacciato sul mare, dove erano ammesse solo le persone della famiglia reale e un paio di servitori droidi. Era  su Troyius da poche ore e già si sentiva soffocare dal minuzioso cerimoniale di corte.     
Ogni volta che faceva scalo sul pianeta in una pausa tra i suoi tanti impegni di ambasciatrice, Elaan amava passeggiare per quei vialetti, ascoltare i suoi passi sulla ghiaia e godere del profumo delle siepi fiorite.
In basso, oltre la balaustra di pietra, luccicava il mare, solcato da qualche vela bianca e sfiorato dalle navette antigravità che sfrecciavano silenziose come gigantesche libellule.
Superò la vasca rotonda, dove i pesci arcobaleno nuotavano tra le ninfee, e continuò a camminare a passo tranquillo, fingendo di ignorare i fruscii che venivano dalla siepe di pittosporo alla sua destra.
In fondo al vialetto venne investita da una ragazzina che, sbucando dalla siepe, l’abbracciò stretta, gridando felice: “Nonna, nonna! Sei tornata, finalmente!”
“Ciao, Ely, stai ferma,  mi fai cadere!” disse Elaan, commossa suo malgrado dalle effusioni della sua nipote preferita.
Vista così, era difficile pensare che si trattava dell’erede della dinastia reale di Troyius: Elaan, figlia primogenita di Tiberius I, a sua volta figlio di Elaan, già Dohlman di Elas.
Per ora era solo Ely e aveva sette anni. Elaan tolse distrattamente un paio di foglie e una ragnatela dai lunghi capelli arruffati della bambina.
“Clelia non ti ha pettinata, stamani?”
“Uffa, mi tira i capelli, non ne avevo voglia”
 “Sembri un istrice denobulana.”
La bambina si ravviò rapidamente i capelli con la mano, ridacchiando, poi afferrò la mano della nonna e cominciò a tirarla.
“Vieni, ti faccio vedere i cagnolini nuovi, vieni, ti prego!”
Elaan la fermò, decisa: “Va bene, ora mi fai vedere i cagnolini, però poi torni di sopra, attivi Clelia e ti fai sistemare come si deve, d’accordo?”
 “Oh, va bene, se ci tieni tanto. Vieni, ne ha fatti sei, uno è tutto bianco, sono così buffi!”

§

Più tardi, a pranzo, la piccola Ely, ripulita e pettinata con cura dalla sua droide Clelia, superò anche il severo esame della madre.
Tiberius aveva sposato una troyiana, discendente da una delle più antiche famiglie del pianeta.
Elaan trovava che il colorito di Dauna fosse un tantino troppo verdastro, ma non era a lei che doveva piacere, dopotutto;  riconosceva però che era una ragazza graziosa, coi capelli color oro come la maggior parte dei Troyiani, e gli occhi chiari. Aveva un carattere tranquillo e riservato, che ben si adattava a quello più impulsivo e irruento del figlio, che aveva ereditato da lei il fuoco elasiano.
Le sarebbe stata comunque per sempre riconoscente per averla resa nonna di due meravigliosi nipoti, Ely e il piccolo Titus, di tre mesi. Elaan aveva imparato a tollerare il comportamento a volte troppo formale e la pedanteria della giovane donna, comune del resto agli abitanti di quel pianeta. 
La tavola da pranzo era stata apparecchiata sulla veranda, per poter godere della splendida giornata e del profumo del mare. Tiberius sapeva che la madre non gradiva la presenza dei cortigiani e aveva disposto per un pranzo semplice, con la moglie ed eccezionalmente la nipotina, che di solito pranzava prima degli adulti. L’unica concessione all’etichetta, oltre alle posate di puro latinum e alle coppe d’oro adorne di gemme, era la presenza di un arpista (anch’esso un droide)  che suonava un antico strumento vulcaniano. Elaan aveva conosciuto la musica vulcaniana a bordo dell’Enterprise, e aveva trasmesso la sua passione al figlio, che aveva introdotto l’usanza di  accompagnare i banchetti ufficiali con musica di sottofondo per arpa. In passato si era preferito il canto di brani d’opera durante i banchetti, ed Elaan ricordava quanto era snervante dover pranzare con un’intera orchestra che suonava e uno o più cantanti che si sgolavano,  mentre lei tentava di catturare con posate tanto decorative quanto inadatte bocconi di cibo che sfuggivano da tutte le parti.
Una volta, nel corso di un pranzo ufficiale, una vongola tessalica aveva spiccato il volo e dal suo piatto era atterrata nel consommè vegetale di un alto funzionario vulcaniano. Ricordava come il suo futuro marito, Helios, si fosse quasi soffocato trattenendo le risa, mentre il maestro di cerimonie l’aveva fissata inorridito. Il vulcaniano, impassibile, aveva pescato la vongola col cucchiaio e aveva detto,  serio: “Credo che questo alimento di origine animale appartenga a voi, signora”.
Helios era piegato in due e cercava di tossire per mascherare le risa, e lei si era sentita avvampare di vergogna.
Per fortuna quando era in missione diplomatica poteva spaziare tra molte cucine diverse, e aveva imparato ad apprezzare soprattutto la cucina Klingon, che si avvicinava a quella elasiana: la coscia di pipius al forno e il targ arrosto erano i suoi cibi favoriti, specie se innaffiati con moderate dosi di vino di sangue. Solo i Klingon potevano bere impunemente quantità esagerate di quel fortissimo vino senza risentirne. Il gagh, soprattutto se fresco, e quindi vivo e mobile, non le piaceva molto, ma lo gradiva sempre più delle “nuvole d’autunno” o dei “sospiri di fanciulla”, tipici piatti troyiani dai nomi pretenziosi e dal sapore incerto.
“Ho letto il tuo resoconto, madre. Sembra che ormai manchi poco all’ammissione ufficiale nella Federazione dei Pianeti  Uniti”  disse Tiberius.
“Sì, figlio, la pace che abbiamo saputo garantire per tutti questi anni ha avuto il suo peso, come pure le tue riforme costituzionali. Spero di vivere ancora abbastanza da vedere la realizzazione di questa lunga opera iniziata con tuo padre. Ma ora, per favore, non parliamo di politica, per questo ci sarà tempo più tardi. Come sta il piccolo Titus, Daura? Ieri sera non sono riuscita a vederlo perché dormiva”
Il pasto continuò serenamente. Elaan notò che, oltre ai cibi troyiani tradizionali, presentati in modo impeccabile ma per lei insipidi, c’erano pietanze esotiche provenienti da altri mondi, come le ostriche denobulane o il pollo terrestre alla crema. Quando Troyius fosse entrato nella Federazione, oltre alle merci rare e ai cibi provenienti da altri mondi sarebbero circolate più facilmente anche nuove idee, nuove conoscenze, e gli orizzonti commerciali e culturali si sarebbero allargati. Sembrava incredibile pensare a quanto poco c’era mancato perché questo cambiamento non cominciasse nemmeno: se fosse tornata su Elas allora, quando era giovane e impetuosa, il futuro (cioè il presente di oggi) sarebbe stato completamente diverso. Ely interloquì  nei discorsi degli adulti e fu rimproverata dalla madre, non però in maniera troppo aspra, come notò Elaan con sollievo.
Esteticamente la bambina somigliava molto al padre, soprattutto nel colorito: aveva una bella tinta bruna con una leggera sfumatura verdina. I capelli erano castani, un compromesso tra la capigliatura corvina di Tiberius e quella bionda di Daura. Gli occhi, dalla forma allungata, erano verde chiaro.
Aveva un carattere vivace e una mente curiosa e brillante, e lei sperava che il figlio avrebbe scelto con oculatezza gli educatori della bambina perché la istruissero senza mortificarne il carattere. Era fiduciosa, perché ricordava la guerra sostenuta contro l’intera corte per designare gli insegnanti di Tiberius: alla fine aveva vinto lei, rifiutando i vecchi barbogi dai molti titoli accademici, e preferendo invece  giovani dinamici e pieni di idee, che non trascuravano nemmeno l’addestramento sportivo;  il figlio, che aveva imparato a nuotare e andare a cavallo quasi prima di saper camminare, le era tuttora grato.
“Ti voglio far provare una nuova bevanda, Madre: si chiama caffè, è tipica del terzo pianeta di Sol” disse Daura tutta orgogliosa, dando ordine al droide che serviva in tavola di portarne tre tazze. Elaan l’aveva già assaggiato durante un incontro diplomatico, ma non lo disse per non deludere la giovane sposa. A parte tutto, apprezzava il gusto del caffè  ed era lieta di condividere questo piccolo piacere con i suoi cari.
Era contenta di quella piccola pausa familiare prima di rituffarsi nella vita politica e diplomatica del pianeta: per una giornata sarebbero rimasti nell’appartamento privato, serviti soltanto dai droidi, lontano da segretari, cortigiani, funzionari e autorità di ogni tipo. Era anche una situazione sicura, perché purtroppo c’erano ancora molti nostalgici che si opponevano al cambiamento con ogni mezzo, e Tiberius era  già sfuggito a due attentati. I servitori droidi erano macchine, programmate per non danneggiare in alcun modo gli esseri umani, quindi con loro si era al sicuro.

§

Dopo pranzo, Elaan si appartò per un paio d’ore nello studio del figlio, insieme al primo ministro Eneas. Venne informata in dettaglio degli ultimi sviluppi della politica del pianeta e a sua volta riportò i risultati degli incontri diplomatici con la delegazione di Vulcano.
Naturalmente aveva inviato via subspazio i comunicati ufficiali, ma i due uomini erano interessati anche ad altre informazioni, meno codificabili: impressioni generali, voci di corridoio, al limite anche pettegolezzi su questo o quell’uomo politico, e tenevano in gran conto l’abilità dell’anziana donna.
“Non ho molti retroscena da riferire, questa volta: come sapete, i vulcaniani sono razionali, assolutamente sinceri, a volte persino troppo, e i negoziati con loro sono estenuanti,  ma corretti.  In più il mio vecchio amico, il signor Spock, era presente, e ho potuto parlare a quattr’occhi  con lui: mi ha assicurato che Vulcano appoggerà la nostra candidatura per l’ingresso nella Federazione senza obiezioni”.
“Molto bene, Madre” disse Tiberius, guardandola ammirato. Eneas, un piccoletto calvo e un po’ rotondetto,   apparentemente tranquillo, ma in realtà brillante ed efficiente, sorrideva soddisfatto.
Anche Elaan sorrise, perché le venne in mente di quando, tanti anni prima, aveva pugnalato quasi a morte il povero Lord Petri, colpevole solo di aver tentato di insegnarle le buone maniere.
Molta acqua era passata sotto i ponti, da allora.

§

Quando era stata teletrasportata su Troyius era rassegnata al suo destino, anche se la straziava il pensiero di dover abbandonare l’unico uomo che l’aveva fatta innamorare.
Ma era una Dohlman, e questi sentimenti erano indegni della sua posizione e del suo retaggio.
Avrebbe indotto il suo futuro marito ad amarla, usando l’artificio delle lacrime se necessario, e avrebbe controllato quegli omiciattoli  verdi e rammolliti della corte di Troyius. Era stata educata ed addestrata al potere, ed era quello che avrebbe ottenuto, ad ogni costo. Il capitano Kirk aveva rifiutato la sua proposta, di sfruttare l’astronave per annientare i Troyiani e regnare con lei e, anche se doveva ammettere che si era comportato con onore, non poteva impedirsi di provare ancora rabbia quando ci pensava.
La prima persona che vide, nella sala teletrasporto del pianeta, fu un ragazzetto smilzo, in uniforme di gala, in mezzo a due guardie. Era quello, il suo futuro sposo? Il giovane si inchinò leggermente, con grazia, mentre le guardie ponevano un ginocchio a terra in segno di rispetto.
Elaan notò le decorazioni e le medaglie sull’uniforme; su Elas quel fisico sottile non gli avrebbe permesso di arruolarsi, figuriamoci ricevere medaglie al valore!
“Benvenuta, Elaan di Elas, io sono Helios, figlio di Nestore II, sovrano di Troyius”
Così aveva capito giusto: quella sottospecie di  individuo dalla pelle verdastra coi capelli gialli era il suo futuro sposo! Il ritratto ufficiale che le era stato inviato doveva essere stato ritoccato da un abile artista, per farlo sembrare più maturo e marziale. Riuscì a trattenersi dallo sputargli in faccia e rispose al suo inchino con un secco cenno del capo, senza parlare. Accettò con riluttanza  la mano che lui le porgeva e scese dalla pedana del teletrasporto, seguita dalle sue guardie personali, che superavano di una buona spanna i Troyiani presenti: su Elas gli uomini erano in genere molto più alti e robusti delle donne. Helios invece era poco più alto di lei, visto da vicino. Dovette ammettere che aveva un sorriso simpatico, e sembrava meno “ingessato” di quanto si era aspettata.
Più tardi avrebbe saputo quanto il giovane avesse lottato per semplificare al massimo la cerimonia di accoglienza: secondo il gran ciambellano di corte,  il principe avrebbe dovuto avere una guardia d’onore di sei ufficiali, ci voleva un’orchestra che suonasse l’inno nazionale, e alcune fanciulle che spargessero fiori  mentre il corteo si dirigeva alla navetta  che li avrebbe trasportati al palazzo reale.
Helios aveva immaginato il disagio della giovane donna, abituata ben diversamente, e si era fermamente rifiutato di accettare una soluzione del genere; come spesso succedeva, era riuscito a spuntarla.
Fuori dall’edificio del teletrasporto li attendeva una folla festante, che sventolava piccole bandiere di entrambi i pianeti, e le telecamere della televisione tri-di riprendevano la scena, mentre la banda suonava a tutto volume. Elaan aveva esitato un momento, confusa, ma Helios l’aveva guidata con fermezza alla navetta, mentre un cordone di militari manteneva la folla a distanza.
L’apparecchio aveva sorvolato la capitale senza alzarsi troppo. Le strade erano piene di gente, e anche dalle finestre dei palazzi la folla sventolava fazzoletti o bandiere, salutandoli con gioia.
“Non mi aspettavo questi festeggiamenti” aveva detto Elaan, confusa.
“Dopo tanti anni di guerra, la gente vuole la pace” aveva spiegato Helios. Aveva una bella voce, aveva notato la ragazza, e la faceva sentire a suo agio, mentre la rabbia un po’ per volta lasciava il posto a una grande stanchezza. Si sentiva persa, per la prima volta in vita sua non sapeva come comportarsi e non aveva idea di quello che le avrebbe riservato il futuro.
La presenza di Helios al suo fianco, sempre discreta e rassicurante, mai invadente, l’aveva aiutata a sopportare la presentazione ufficiale a corte, le cerimonie infinite, i lunghi e noiosi banchetti, con pietanze talmente elaborate che Elaan a volte non capiva nemmeno quello che stava mangiando.
Niente che le piacesse, comunque. Quando era in difficoltà con le posate,  guardava Helios, che discretamente sfiorava la posata giusta, indicandogliela.
La sua dama di compagnia, che l’aiutava nel difficile compito di adeguarsi a quegli usi alieni, era una giovane di nobile famiglia, Giada. Elaan la trovava un po’ troppo diplomatica, ma non le era antipatica e si vedeva che cercava in tutti  i modi di aiutarla, in maniera disinteressata. Beh, quasi: era stata promessa in sposa ad un notabile, ma il suo matrimonio era stato rinviato a dopo le nozze reali, così era parte in causa anche lei. Però si vedeva che Elaan le era simpatica, anche se temeva le sue collere.
Le interviste alla tri-di, un paio in tutto, erano state trasmesse in differita, per motivi di sicurezza, secondo la versione ufficiale. In realtà la scelta era stata motivata dal timore per le reazioni dell’elasiana, e mai decisione era stata più opportuna:  nella prima intervista, un pesante vaso aveva sfiorato la testa di una giornalista particolarmente curiosa, ma il fatto era stato messo rapidamente a tacere, la ripresa era stata tagliata e la giornalista promossa a direttrice di un’importante rete televisiva.
Elaan era convinta che, a parte la ragion di stato, Helios fosse attratto da lei, anche se il giovane manteneva il rapporto nei limiti del cameratismo e della complicità. Elaan ammirava la sua capacità di dribblare il protocollo appena possibile, senza clamore, ma in modo efficace.
“Esperienza, amica mia, è una vita che mi alleno; fra un po’ riuscirai anche tu a ritagliarti spazi di libertà senza dover caricare a testa bassa terrorizzando le persone” le aveva risposto una volta, ridendo.
Di quei giorni a Elaan restava il ricordo delle lunghe escursioni a cavallo, durante le quali spesso si lanciavano al galoppo distanziando Giada e le altre nobili dame, meno abili di loro.
Una volta avevano fatto il bagno in un laghetto di montagna, nonostante l’acqua gelida. Helios si era spogliato senza problemi, sorprendendo Elaan, che riteneva i Troyiani moralisti e pudichi, e si era tuffato senza esitazioni, dimostrandosi un abile nuotatore.
Nel giro di un paio di settimane il ricordo del bel capitano dell’Enterprise si era un poco sbiadito, mentre la stima e l’amicizia per Helios erano cresciute in proporzione. Quella breve parentesi prima del matrimonio le aveva permesso di conoscere intimamente il compagno della sua vita, e di questo gli sarebbe stata per sempre grata.
Stranamente non serbava memoria della lunga e faticosa cerimonia nuziale, anche se aveva spesso rivisto il video nel quale una giovane vestita con un abito lungo con una gonna immensa, tenuta scostata dal corpo da una serie di sottogonne rigide,  che la facevano sembrare un’enorme torta,  avanzava come in trance, lo strascico sorretto da dodici damigelle. Ricordava il corpetto, quello sì, perché non riusciva quasi a respirare tanto era rigido, ma il resto, i discorsi, il tempio, il Gran Sacerdote, la folla plaudente, gli ambasciatori di Elas, era come fosse successo a un’altra persona.
Ricordava invece i venti anni trascorsi insieme, la nascita di Tiberius (lo aveva chiamato col secondo nome del capitano Kirk), le emozioni, i litigi, le crisi politiche quando Helios, diventato imperatore, aveva introdotto le prime modifiche costituzionali. Quando lui era morto, in un banale incidente di montagna, lei non si era più sentita di regnare.
Tiberius aveva 22 anni, era stato adeguatamente preparato a regnare, e così lei aveva abdicato a favore del figlio, e si era dedicata da allora alla carriera diplomatica.
Quando si incontrava con l’ambasciatore Spock a volte rievocavano i vecchi tempi. Purtroppo l’ammiraglio Kirk era scomparso nell’incidente con lo strano fenomeno detto Nexus, e la sua perdita l’aveva colpita dolorosamente. Gli doveva così tanto! Se non fosse stato per lui, non avrebbe mai sposato Helios, e non solo, anche il figlio doveva la sua vita a James Kirk e ai suoi amici.
“Madre? Ci sei?”
“Scusami, sono un po’ stanca. Parlavi dell’intervento della senatrice Aura, vero?”
“Se sei stanca riprendiamo domani, non preoccuparti”
“No, sto bene, e poi  i diritti delle lavoratrici madri sono fondamentali. C’è ancora del caffè?”

§

Verso il tramonto riuscì a tornare nel suo rifugio preferito, il giardino.
L’aria era ancora calda, e all’ombra di un grande albero di fichi trovò Dauna seduta vicino alla culla di Titus. Dalla culla venivano urla rabbiose, e Dauna cercava di calmare il figlio facendo ondeggiare la culla.
“Cos’ha il piccolo guerriero?” chiese Elaan avvicinandosi. Titus mandò un altro paio di strilli rabbiosi, poi notò la nuova arrivata e iniziò a fissarla, mentre il suo colorito passava dal cremisi ad una tinta più consona alla sua natura principesca.
“Brava, madre! Come hai fatto?”
“Non ho fatto niente di speciale, in realtà, l’ho solo distratto” disse Elaan, cercando di farsi restituire dal piccolo il bracciale che le aveva sfilato e che cercava di assaggiare incuriosito.
“Nonna, guarda!” Ely, tutta orgogliosa, la chiamava da un albero sul quale si era arrampicata, a cavalcioni su un grosso ramo che però scricchiolava sinistramente quando la bambina si muoveva.
“Dei del Paradiso, quella figlia mi farà morire!” esclamò Dauna.
La droide, in piedi sotto la pianta, ripeteva: “Ely, è pericoloso, scendi, puoi farti male, è troppo alto” ma persino nella sua voce meccanica c’era un che di rassegnato.
“Sei coraggiosa, piccola Elaan” disse la nonna, fermandosi sotto l’albero e guardando in su.“Però non ho nessuna intenzione di rimanere qui impalata come una gru elasiana di palude, se vuoi ascoltare la mia storia devi scendere”
“Una storia? La storia dell’Enterprise? Di Kirk? Oh, sì, nonnetta mia bella, ti prego!”
“Quella? L’hai ascoltata mille volte da me, e l’ho anche inserita in Clelia, la puoi risentire quando vuoi…no, una storia nuova, ma sempre col capitano Kirk. Ti aspetto nel gazebo, ma se non arrivi entro cinque minuti vado via, chiaro?”
Si diresse verso il piccolo gazebo che si trovava al centro del giardino, su un rialzo del terreno.  
Alcune rose, le ultime della stagione, erano ancora fiorite e decoravano l’esile struttura dorata.
Alle sue spalle sentì dapprima un fruscio di rami e poi lo scalpiccio dei sandali di Ely che le correva dietro.
Elaan si accomodò sulla sua poltrona preferita, di fronte al mare. Il sole al tramonto bagnava ogni cosa di una luce rosata.
Ely si lasciò cadere su un cuscino per terra, incrociò le gambe e guardò la nonna, in attesa.
“Questi eventi accaddero tanti e tanti anni fa, quando il tuo babbo era piccolo, molto più piccolo di te adesso e la tua mamma non c’era ancora…”

§

 “Per favore, Helios, so che è difficile, ma sarebbe una grande opportunità! Non possiamo continuare  così, Tiberius non sta bene, un altro parere sarebbe prezioso!”
Elaan misurava a grandi passi la sontuosa camera da letto, stropicciando nervosamente la lunga veste di seta.
“Il professor Laertes l’ha visitato la settimana scorsa, ed è d’accordo col dottor Gaius: il bambino non è malato, il suo sistema immunitario è ancora immaturo” Helios cercava di dare alle sue parole un’intonazione rassicurante, anche se guardando l’espressione angosciata della moglie si rendeva conto dell’inutilità dei suoi sforzi.
“Ma ha sempre la febbre, non cresce, ha un faccino smunto…i medici della Flotta Stellare hanno più risorse, più attrezzature…”
“Il dottor Gaius si offenderebbe mortalmente, e poi è un ottimo dottore, ha curato anche me da piccolo e io sono cresciuto bene, no? E poi un medico alieno che visita l’erede al trono non è una buona idea dal punto di vista politico”
“Politico? Il punto di vista politico?” Elaan si voltò come una furia, gridando tra le lacrime “E’ nostro figlio, e non mi importa di politica, di offendere medici o professori! Altrimenti lo porto su Elas, e allora sì che ci sarà l’incidente diplomatico! Tiberius sta male, non ne posso più di vederlo così!”
Helios le andò vicino, accarezzandole le spalle scosse dai singhiozzi. Dopo alcuni anni di vita in comune, non subiva più  l’effetto biochimico delle lacrime dell’elasiana, ma non sopportava di vedere la moglie in quello stato e anche lui era sinceramente preoccupato per il bambino.
“Vedrò cosa posso fare. La presentazione ufficiale di Tiberius è fra due settimane, sarebbe in effetti una buona occasione per invitare i tuoi amici della Flotta Stellare senza dover dare troppe spiegazioni e, una volta qui, il dottor McCoy potrebbe dare un’occhiata al bambino in modo non ufficiale e discreto. Va bene, tesoro? Sei più tranquilla, così?”
Elaan gli aveva gettato le braccia al collo continuando a piangere,  ma di sollievo.

§

La cerimonia di presentazione ufficiale dell’erede al trono, fissata come da tradizione dopo il compimento del terzo anno di vita del bambino, era un’occasione molto  importante  e, come tutte le cerimonie su Troyius, sarebbe stata sontuosa e solenne. Sul pianeta intero era giorno di festa, le telecamere tri-di avrebbero ripreso l’evento in diretta, un milione di visitatori erano attesi nella capitale, i balconi e le terrazze che si affacciavano sulla strada che sarebbe stata percorsa dal corteo imperiale erano stati presi d’assalto (e noleggiati a peso d’oro) da cronisti e curiosi, mentre i responsabili del servizio di sicurezza ingurgitavano pastiglie contro l’ulcera gastrica e trascorrevano notti insonni a verificare che ogni passo dei regnanti fosse protetto,  perché l’opposizione alla nuova politica della casa reale era forte,  e il pericolo di attentati sempre presente.
Il Capo della sicurezza, il generale Belem, aveva dovuto costituire una squadra speciale addetta alla sicurezza degli ambasciatori Elasiani, che sarebbero arrivati con la loro scorta personale di armigeri: gli uomini addetti a questo non piacevole compito dovevano imparare a coordinarsi e collaborare con i militari elasiani senza entrare in rotta di collisione, e questo richiedeva un corso accelerato di competenze psicologiche e training autogeno, tanto più che la guerra era finita soltanto cinque anni prima.
Era prevista inoltre una delegazione della Flotta Stellare, con l’ambasciatore Spock, l’ammiraglio James T. Kirk e l’ufficiale medico, il dottor Leonard McCoy. Il generale Belem aveva chiesto delucidazioni al Primo Ministro perché, se la presenza del vulcaniano appariva giustificata, non aveva ben chiara la necessità di invitare un ammiraglio e un medico. Il primo ministro aveva spiegato che si trattava di persone che la Regnante aveva conosciuto sulla nave che l’aveva condotta su Troyius e verso le quali aveva un debito di riconoscenza. Belem aveva risposto con un secco cenno del capo, aveva girato vivacemente i tacchi e se n’era andato, brontolando tra sé: “Con tutto quello che c’è da fare, deve pagarli adesso, i debiti di riconoscenza !”, mentre rifletteva su quanto personale poteva distaccare per la protezione degli alieni in arrivo.
Finalmente, il giorno prima della cerimonia, due Terrestri e un Vulcaniano furono scortati negli alloggi privati della famiglia reale. Il medico terrestre appariva piuttosto irritato e borbottava qualcosa a proposito di “atomi sparsi per la Galassia”.
“Coraggio, Bones”  l’ammiraglio Kirk gli diede un’amichevole pacca sulla spalla “una navetta  avrebbe richiesto un ulteriore sforzo al Servizio di Sicurezza, e poi così in un attimo siamo a destinazione.”
“Se è per questo, in un attimo potevamo essere anche rivoltati sottosopra o mescolati al pulviscolo interstellare” rispose tra i denti il dottore.
L’ambasciatore Spock al suo fianco gli lanciò un’occhiata incuriosita, sollevando un sopracciglio, ma non intervenne.
Vennero introdotti in una vasta sala dalle pareti  rivestite di arazzi intessuti d’oro, che rappresentavano miti e leggende troyiane. Divani e poltrone erano rivestiti di stoffa tholiana, dai riflessi cangianti.
Poco dopo Elaan li raggiunse, gli occhi brillanti, visibilmente emozionata e sempre bellissima.
“Jim, che piacere vederti! Mi congratulo, anche se in ritardo, per la tua promozione! E Spock, come sta, ambasciatore? Dottor McCoy, grazie di essere qui! Helios” disse, rivolgendosi al giovane che l’accompagnava “questi sono gli amici di cui ti ho tanto parlato”
I tre uomini chinarono il capo, salutando il sovrano di Troyius ”Maestà…”
“Miei cari” disse Helios “vi sarò grato in eterno per aver condotto da me Elaan, in privato non occorrono cerimonie fra noi, ce ne saranno già abbastanza in pubblico, nei prossimi giorni. Non posso trattenermi ora, ma Elaan vi chiarirà il perché siete stati convocati con tanta urgenza. Elaan, tesoro, sai che non puoi trattenerti troppo, fra un’ora ci sono le prove generali della cerimonia”. Con un sorriso amaro, che lo rese subito simpatico a Kirk, si congedò “Come vedete, regnare vuol dire essere in servizio permanente senza possibilità di licenze, purtroppo!”

§

Appena uscito il marito, Elaan si voltò verso i tre uomini. Kirk rimase colpito dall’angoscia che leggeva nei suoi occhi.
“Amici miei, vi prego, aiutatemi! Il mio bambino sta male, forse sta morendo...I dottori non riescono a trovare niente che non va, ma è debole, si ammala sempre, non cresce come dovrebbe...Alcuni sostengono che le nostre razze, la mia e quella di Helios, sono incompatibili, e che è per questo che Tiberius è condannato, ma io sento che non è così. Vi prego!”
Era riuscita a dire quello che doveva tutto d’un fiato, ma ora la voce le si ruppe e iniziò a singhiozzare, nascondendo il viso tra le mani.
Il dottor McCoy le circondò le spalle con un braccio, cercando di calmarla: “Va bene, Elaan, intanto portaci a vedere il bambino, poi parlerò coi suoi medici...”
L’elasiana lo interruppe, concitata: “No, non si può, su questo dannato pianeta bigotto non è ammesso che un medico forestiero visiti l’erede al trono! Non potrà neanche chiedere di vedere le analisi che gli sono state fatte, tutto dovrà restare riservato. Solo Helios lo sa e mi ha dato il permesso di chiamarvi...”
“Va bene, allora cosa aspettiamo?” disse l’ammiraglio, visibilmente commosso.
“Un attimo, Jim” lo fermò il dottore, che aveva estratto un hypospray e si era iniettato qualcosa nel braccio. Fece rapidamente un’iniezione nella spalla di Kirk, poi si fermò un attimo davanti a Spock, con l’hypospray sollevato,  mentre il vulcaniano lo fissava, impassibile come al solito.
“No, è inutile sprecare l’antidoto, qui non ci sono emozioni di nessun tipo”
“ La ringrazio, dottore ” replicò Spock.
Sbuffando irritato, McCoy seguì Elaan e i compagni nel corridoio.
“Grazie, Bones” gli sussurrò Kirk “ non mi ricordavo dell’effetto delle lacrime, ora sto molto meglio.”
Entrarono in una stanza molto luminosa, dove un bambinetto sedeva su un tappeto dipinto a colori vivaci. Alle pareti c’erano immagini di personaggi fiabeschi, e bisognava fare attenzione a non inciampare nei vari giocattoli, come palle di gomma, animaletti di stoffa e pezzi di costruzioni sparsi per la stanza.
Una donna riccamente vestita si affrettò verso di loro, chinandosi rapidamente per rimuovere  un paio di peluche che ingombravano il passaggio.
“Maestà, che piacere inaspettato! E voi, nobili ospiti, entrate, e scusate il disordine, ma sapete com’è, Tiberius vuole ogni momento un gioco diverso...”
“Così sei tu il festeggiato, vero, campione?” disse giovialmente il dottore, inginocchiandosi vicino al piccolo, che lo guardava incuriosito.
Approfittando della distrazione della bambinaia, che raccoglieva i giocattoli e veniva abilmente intrattenuta da Elaan, McCoy passò rapidamente il tricorder medico sul corpo del piccolo, registrandone i dati vitali. Intanto lo osservava: il bambino era piccolo per la sua età, la pelle appariva rugosa come quella di un vecchio, e gli occhi erano profondamente cerchiati; neanche il colorito verdastro ereditato dal padre poteva mascherare quei segni: era un bambino malaticcio, fragile, e si vedeva.
Scambiò un’occhiata d’intesa con l’ammiraglio Kirk, che si avvicinò insieme agli altri a guardare il bambino.
Tiberius intanto si era alzato sulle esili gambette e aveva iniziato a raccogliere i giocattoli e a portarli ai terrestri: una piccola palla di gomma al signor Spock, che la prese e ringraziò, inchinandosi, poi un modellino di astronave per il dottore, e un soldatino per l’ammiraglio.
“E’ il gioco della settimana” spiegò Monia, la bambinaia “Attento, ammiraglio, le ha preso qualcosa!”
Tiberius, con uno scatto imprevedibile in un bambino così piccolo, aveva sfilato il comunicatore di Kirk, l’aveva aperto e cercava di masticare un angolo dello sportellino.
Elaan fu svelta a toglierglielo dalle mani, provocando vibrate proteste nell’erede al trono, ma il dottore intervenne prima che la donna lo consegnasse all’ammiraglio: “Lo tengo io, Jim.”
Kirk lo guardò incuriosito infilare con attenzione il tricorder in un sacchetto trasparente.
Monia ed Elaan cercavano di distrarre il bambino piangente e non si accorsero di niente.
La visita si concluse rapidamente e gli ospiti vennero accompagnati nel lussuoso appartamento destinato a loro, nell’ala opposta del palazzo reale.
Il signor Spock verificò l’assenza di microspie all’interno della sala di soggiorno, mentre il dottore analizzava i dati del tricorder e il residuo di saliva rimasto sul comunicatore.
“Quando hai finito, mi piacerebbe averlo indietro, Bones”
“Tieni, Jim, ora ho quello che mi serve. Credo che Elaan abbia ragione, ma ci devo lavorare su. Signor Spock, quanto ne sa di genetica molecolare?”
“Quindici anni fa mi è stato attribuito il Premio Avery dell’Accademia Federale delle Scienze per una ricerca su..”
“D’accordo, d’accordo, allora ne sa abbastanza per darmi una mano” tagliò corto il dottore, impaziente.
“Ho semplicemente risposto al suo quesito, dottore” replicò impassibile il vulcaniano.

§

Per alcune ore i due lavorarono fianco a fianco, ciascuno col suo Di-PAD, confrontando i dati del tricorder medico e scambiandosi poche parole.
Nel frattempo l’ammiraglio Kirk si annoiava: aveva acceso e spento la televisione tri-di varie volte, senza trovare nulla di interessante: soltanto sceneggiati sentimentali e noiosi, un documentario sulle risorse agricole della piana di Thalia, della quale Kirk ignorava persino l’ubicazione, e un festival canoro per bambini.
Provò ad uscire dall’appartamento per curiosare in giro, ma la presenza di una guardia del corpo che comparve da non si sa dove e iniziò a seguirlo, pur mantenendosi  rispettosamente a qualche metro di distanza ma senza perderlo d’occhio, gli fece passare la voglia di passeggiare. Tra l’altro il bel giardino che vedeva dalle finestre era accessibile solo ai membri della famiglia reale.
Tornò nell’alloggio e si accomodò sul divano, imbronciato. Doveva essersi assopito, quando sentì il dottore che lo scuoteva: “Svegliati, Jim, ci siamo! Elaan aveva ragione, guarda!”
Stropicciandosi gli occhi, l’ammiraglio prese il Di-PAD che McCoy gli porgeva, e lesse: “Livello di telomerasi intracellulare ridotto del 90%. Possibili cause (percentuali di probabilità):
effetto di un virus mutageno 95% 
mutazione spontanea: 4%
altro: 1 %”
“Cioè secondo voi il bambino è vittima di un virus, ho capito bene?”
“Non un semplice virus ammiraglio,” intervenne Spock “si tratta di un virus modificato perché infetti specificamente individui con un determinato corredo genetico.”
“Artificiale?” chiese Kirk, che iniziava a comprendere.
“Artificiale e specifico per attaccare un umanoide elasiano-troyiano” confermò il dottor McCoy.
“Però il bambino è sopravvissuto all’infezione.”
“Ma non ne avrà per molto” intervenne il signor Spock ”Il virus, riducendo i livelli di telomerasi, provoca un precoce invecchiamento dell’organismo. Ad ogni replicazione cellulare i telomeri, che sono le sequenze di DNA poste alla fine dei cromosomi, con una funzione protettiva nei confronti di questi ultimi, si accorciano e ciò induce ad un’apoptosi, cioè a una morte cellulare, precoce...”
“In pratica, Jim, il bambino morirà entro un paio d’anni, se non viene curato” tagliò corto McCoy, impaziente.

§

“Chi è stato? Come è potuto succedere? Cosa ne sarà di Tiberius? Se scopro quel verme, quel bastardo, quel...”
Elaan non riuscì a terminare la frase. Helios, il bel viso trasformato in una maschera glaciale, l’abbracciò stretta mentre la donna singhiozzava.
“E’ possibile curare nostro figlio?” chiese, rivolto al dottor McCoy.
“Le probabilità sono favorevoli: il virus può essere eradicato con un generico antivirale, posso provvedere oggi stesso; all’antivirale assocerò della corofizina, per evitare infezioni secondarie.
Gli effetti del virus sulla telomerasi sono reversibili, per cui nel giro di qualche settimana il bambino si riprenderà senza bisogno di trattamenti particolari.”
“Ma come mai nessuno dei nostri medici è riuscito a fare una diagnosi?” chiese Elaan, asciugandosi gli occhi.
“Il virus è intracellulare. Anche noi, se non avessimo avuto un campione di DNA ricavato dalla saliva del bambino, non avremmo trovato nulla. E’ un’arma diabolica, veramente astuta.”
“Come è stato infettato Tiberius?” volle sapere Elaan.
“Il virus è stato introdotto per via parenterale, probabilmente tramite un piccolo ago, uno spillo, o anche un hypospray” rispose il medico. 
“Elaan, dì a Monia che porti qui il bambino e poi mandala via. Dottore, lei faccia quello che deve fare per curare Tiberius” disse Helios “Intanto voglio indagare su chi ha cercato di uccidere nostro figlio.”
Dopo un attimo di silenzio, proseguì: “Ammiraglio, signor Spock; sono costretto a chiedere ancora la vostra collaborazione, perché la situazione è tale che mi posso fidare di pochissime persone. Il generale Belem è troppo impegnato, ma vi metterò in contatto col capo della Milizia. E’ mio cugino Pavlus,  su di lui posso contare come su me stesso. Purtroppo il tempo a disposizione è limitato, avete solo due giorni; dopo la cerimonia di presentazione dovrete ripartire secondo il programma, perché la vostra presenza non sarebbe più giustificata. Il rischio è che quegli assassini (e qui strinse i pugni, con una smorfia di rabbia) riprovino a fare il loro sporco lavoro, se non vengono identificati.”
“Faremo il possibile, maestà, cioè, Helios” rispose Kirk “però non siamo a conoscenza delle usanze, del territorio...”
“Non preoccupatevi, Pavlus potrà fare il lavoro esterno, voi potrete indagare all’interno della reggia; parlerò con Belem perché vi conceda una maggiore libertà di movimento, naturalmente sotto scorta; non ne sarà entusiasta, ma dovrà obbedire. Tiberius del resto non è mai uscito dalla reggia e dal giardino interno, e le persone che hanno avuto un diretto contatto con lui non sono molte. Il vostro dottor McCoy ha un’idea di quando può essere avvenuto il contagio?”
“In base ai riscontri obiettivi e alle condizioni cliniche del bambino, abbiamo ristretto il periodo del contagio fra sei e quattro mesi fa, mesi troyiani, che però sono sovrapponibili come durata ai mesi terrestri” rispose il signor Spock “dovremo quindi controllare le persone che hanno avuto contatti col bambino in questo lasso di tempo.”
“Molto bene, signori, vi auguro un buon lavoro e vi ringrazio anche a nome di Elaan per quello che state facendo” disse Helios, congedandoli. Anche se cercava di restare impassibile, si vedeva che era commosso ed emozionato. Kirk pensò a quanto doveva costargli tornare ai suoi incarichi politici mentre la vita del suo unico figlio era in pericolo.
Tornati nel loro alloggio, furono raggiunti ben presto dal dottore, che aveva visitato il piccolo Tiberius e l’aveva vaccinato.
“Nel giro di trentasei ore dovrebbe presentare i primi segni di miglioramento” disse ai compagni.
“Appena se ne renderanno conto, i nemici del re agiranno ancora e la vita del bambino sarà nuovamente in pericolo” osservò Kirk, riflettendo ad alta voce.
Vennero interrotti  dall’arrivo del maresciallo Pavlus.
Pur somigliando fisicamente al suo regale cugino, esile e biondo, il maresciallo si comportava in modo ben diverso. I terrestri si erano aspettati un militare in divisa, invece il maresciallo era in borghese, e vestito in modo anonimo.
Dopo i saluti di rito, il maresciallo, che era stato informato per sommi capi dal re, li invitò a riferire quanto sapevano. Ascoltava attentamente; gli occhi, dalle iridi dorate, saettavano dall’uno all’altro e Kirk era sicuro che non perdeva una parola né un gesto.
“Se ho capito” disse infine, giungendo le mani e rivolgendosi a Kirk “vi servirà l’elenco delle persone che hanno avuto accesso al bambino dal quinto giorno del quarto mese al quinto giorno del sesto. Posso procurarmi una copia del diario tenuto dal Sovraintendente al protocollo, poi inizierò a indagare sulle persone che compaiono sulla lista. Potrebbe essere utile anche la registrazione del compleanno di Tiberius, la richiederò subito.”
“Il compleanno?” chiese il signor Spock “Pensavo che la presentazione ufficiale avvenisse al compimento del terzo anno.”
 “Non esattamente, la data è fissata dal protocollo nel primo giorno del nono plenilunio. Il bambino ha compiuto i tre anni il mese scorso, e per l’occasione c’è stata una piccola festa privata; la ricordo bene, perché ero presente”.
“Ricorda qualcosa di insolito, alla festa?” chiese il dottore, anche se immaginava la risposta.
“No, non ho notato nulla di strano. Tornerò fra un’ora con il diario e la registrazione. A fra poco.”
Si inchinò brevemente per salutare, poi uscì.
 Un’ora esatta dopo quel primo incontro, Pavlus tornò con un Di-PAD di forma inconsueta sul quale erano registrati tutti gli ingressi nel quartieri reali del periodo incriminato. Il signor Spock si incaricò di trascrivere i visitatori sul proprio Di-PAD (i due dispositivi, troyiano e federale, non erano mutualmente compatibili).
 Il registro era molto minuzioso: ogni visitatore era registrato con nome, cognome, qualifica, motivo della visita, orario di ingresso e  di uscita.
Non era sempre possibile però sapere con certezza quali di quelle persone avevano avuto contatti diretti col bambino. Il nome del dottor Gaius compariva numerose volte, era il medico della famiglia reale e infatti la motivazione “visita pediatrica” ricorreva spesso, mentre per alcune dame di corte “visita alla regina” poteva presumibilmente implicare un accesso alla nursery. Era invece improbabile che il generale Belem, registrato parecchie volte, si fosse recato a vedere il bambino con assiduità, più probabilmente il re desiderava parlare con l’alto ufficiale in un ambiente più discreto. Il personale di servizio era costituito da due sole cameriere, un maggiordomo, un giardiniere e naturalmente Dama Monia, la bambinaia.
 “Alla fine si tratta di una dozzina di persone in tutto; il personale di servizio è di una fedeltà a tutta prova, ma darò ordine di indagare ulteriormente sulle loro frequentazioni. Per quanto riguarda le dame e il dottor Gaius, sarà necessaria un’estrema prudenza, ma comunque verranno controllati tutti”
“Purtroppo, come ho già detto al suo re, in questo campo non la possiamo aiutare, maresciallo” intervenne Kirk.
“Avete già fatto molto scoprendo che l’erede al trono stava per essere assassinato; potreste ancora essere utili, però, ad esempio per far uscire allo scoperto un eventuale sospetto: ho sentito parlare della pratica della fusione mentale …” disse Pavlus, lanciando un’occhiata speranzosa a Spock.
“Veramente, maresciallo, la mia etica non mi permette di effettuare una fusione con un soggetto non consenziente, a meno che non ci sia una situazione di grave pericolo” replicò il vulcaniano.
“Faremo in modo che l’eventuale indagato acconsenta di buon grado, c’è di mezzo la sicurezza dell’intero pianeta” rispose Pavlus, indurendo il  tono della voce.
“C’era anche un video, o sbaglio?” intervenne il dottore.
“Faccio portare immediatamente un tri-di” disse Pavlus, che appariva lieto di dissipare la tensione che si era accumulata dopo quell’ultimo scambio di battute.
  Pochi minuti dopo, i quattro uomini erano seduti intorno a una piastra televisiva tri-di più  grande dell’apparecchio standard, che Pavlus aveva fatto appositamente sistemare nel soggiorno: le
immagini tridimensionali erano molto più dettagliate e apparivano quasi solide.
 La scena si svolgeva nel piccolo salone dove avevano incontrato Tiberius. Alle pareti si notavano striscioni con scritte augurali, e tutta la stanza era decorata con festoni di fiori, nastri a colori vivaci e palloncini di carta.
 Ad una estremità del locale c’era un ricco buffet, con al centro una grande torta ricoperta di glassa azzurra e decorata con animaletti di zucchero.  
 Elaan, con il bambino in braccio, sorrideva alla telecamera, felice. Sembrava molto più giovane, ed erano passate solo poche settimane, pensò Kirk con una stretta al cuore.
 C’era Helios, c’era la tata, la nobile Monia, e Pavlus, un po’ discosto dal gruppo, con un bicchiere in mano. Poco dopo, mentre Monia aiutava Elaan ad aprire le scatole dei regali davanti allo sguardo incantato di Tiberius, faceva il suo ingresso un personaggio anziano, probabilmente un capo religioso: alto e allampanato, vestito di una lunga tunica nera, con gli occhi sporgenti, decisamente inquietante quando si sforzò di sorridere al bambino. L’anziano sacerdote sfiorò leggermente la fronte di Tiberius, scatenando il pianto del piccolo.
“Ha ragione, povero bambino” commentò McCoy ”un tipo simile farebbe paura anche a me!”
Una giovane donna accorse a prendere tra le braccia Tiberius; il bambino però per tutta risposta iniziò a strillare ancora più forte.
Seguì un’altra buona mezz’ora di filmato, con il taglio della torta, i tentativi del futuro erede al trono di spalmare i vari invitati con la crema, infine la festa e la registrazione si chiusero sul volto impiastricciato del piccolo principe.
“Eppure sono sicuro che qui c’è qualcosa...c’è la chiave della storia...” disse Kirk quando le immagini scomparvero.
“Riprendiamo dall’inizio” propose Pavlus “Stavolta ci concentreremo su tutte le persone che toccano Tiberius durante la festa. Se l’offerta del tè è ancora valida, ne gradirei una tazza, grazie.”
Le immagini tornarono a materializzarsi.
“Chi sono queste giovani donne?” chiese Kirk, fermando l’immagine sulle tre eleganti fanciulle che si trovavano vicine a Tiberius quando il Gran Sacerdote era entrato.
“Sono la nobile Giada, dama di compagnia della regina, la nobile Keira, seconda cugina acquisita del sovrano, e sua sorella Milanda” rispose Pavlus, alzandosi dalla poltrona per indicare ad una ad una le ragazze, che apparivano radiose nelle loro vesti scintillanti e adorne di gioielli.
“Proseguiamo, signor Spock” disse Kirk, e il vulcaniano avviò di nuovo la registrazione.
Il piccolo Tiberius iniziò a piangere, e la nobile Keira si affrettò a prenderlo in braccio.
“Ferma!” disse Kirk, e l’immagine della ragazza  rimase congelata nell’atto di chinarsi, le braccia tese verso il bambino.
“Signor Spock, ingrandisca questo particolare” disse l’ammiraglio, indicando vivacemente la mano destra della nobildonna.
“L’anello della casata è girato sottosopra” osservò subito Pavlus “Vedete, è un anello identico a quello che porto io, tutti i nobili lo portano. Per favore, signor Spock, torni indietro lentamente fino al punto in cui le ragazze stavano chiacchierando. Ecco, vedete? Qui il castone dell’anello è sulla parte esterna del dito, come dev’essere...e qui l’ha girato, perché? Torni al momento in cui solleva il bambino, per favore.”
“Il bambino non strilla subito” osservò il dottore poco dopo “sta piangendo, la ragazza lo solleva e dopo un istante il piccolo urla disperato. Sono un medico, non un investigatore, ma giurerei che in quel momento la ragazza gli ha iniettato qualcosa con un ago nascosto nel castone dell’anello”
“Prosegua a velocità normale, signor Spock” chiese Pavlus.
 Osservarono Elaan che prendeva il piccolo Tiberius piangente dalle braccia di Keira, che allontanandosi girava l’anello nella posizione corretta.
 Dopo un istante di silenzio, il maresciallo commentò: “E’ incredibile, era tutto registrato e non ce ne siamo accorti.”
“Non c’erano elementi che potessero farvi sospettare di un attentato del genere” replicò il signor Spock, spegnendo l’apparecchio. Dopo un istante le luci della stanza si riaccesero.
Pavlus  si alzò, scuro in volto.
“Signori, a questo punto vi devo lasciare. Farò quello che devo fare. Vi ringrazio per la vostra collaborazione, avete salvato mio nipote e  il mio Paese. Vi sarò per sempre riconoscente.”
 Si inchinò profondamente, e i tre uomini lo salutarono con altrettanta solennità, perché si trattava di un addio: era il capo della Milizia, il protocollo escludeva per lui dei contatti con stranieri, e la sua presenza negli alloggi dei Federali era un fatto eccezionale e sarebbe rimasta segreta.
Il resto del soggiorno dei tre amici su Troyius proseguì senza incidenti.

§

Finalmente giunse il giorno della cerimonia: i due terrestri e il vulcaniano erano solenni nelle loro divise di gala, mentre attendevano il passaggio del corteo reale dal palco d’onore che era stato eretto sul viale principale della città.
 Il corteo di aeromobili che si spostavano silenziosi sui loro cuscini d’aria avrebbe attraversato la città partendo dal Palazzo Reale e arrivando fino alla sede del Parlamento. La cupola dei veicoli, a prova di proiettile, era trasparente. Sul veicolo reale, bianco con fregi dorati, accompagnato al suo passaggio da applausi e acclamazioni, sedevano Helios ed Elaan col piccolo Tiberius, che un po’ salutava con la manina e un po’ si distraeva con un modellino di astronave che gli era stato regalato.
 Kirk notò la nobile Milanda sul veicolo che seguiva quello reale, insieme ad altri nobili di alto rango. Gli sembrò pallida e con gli occhi gonfi. Della sorella Keira nessuna traccia.
 Durante la cena di gala che chiuse la storica giornata, i tre amici non ebbero modo di avvicinare la coppia reale, perché il protocollo permetteva di conversare soltanto con le dame sedute accanto a loro nella lunga tavolata, mentre Elaan e il suo sposo erano alle estremità opposte del tavolo, lontani e irraggiungibili.
 I reali si ritirarono appena possibile, e poco dopo un servitore invitò l’ammiraglio e i suoi compagni a seguirlo negli appartamenti reali.
 Qui vennero accolti da Helios ed Elaan, rilassati e sorridenti, avvolti in vesti da camera ricamate.
Elaan abbracciò i tre uomini uno dopo l’altro, e volle a tutti i costi che accettassero in regalo dei pugnali antichi finemente cesellati e adorni di pietre preziose, superbi esempi dell’artigianato elasiano.
 “Ti ringrazio” disse Kirk, rigirando tra le mani il pugnale ingemmato “sono regali stupendi, però mi piacerebbe anche sapere qualcosa di più sulla conclusione della vicenda: che ne è stato della nobile Keira? ha confessato? perché ha fatto una cosa simile?”
“Hai ragione, terrestre, voi tutti meritate di conoscere la conclusione di questa triste vicenda” rispose Helios, che raccontò come la sua giovane parente fosse stata circuita da un oppositore, che l’aveva convinta ad infettare il bambino.
“Lei giura che non sapeva dell’effetto letale del virus, ma anche così è colpevole: la stupidità non è una scusante” disse rabbiosamente Elaan.
“A volte le giovani donne si comportano in modo poco razionale quando sono innamorate” replicò l’ammiraglio, attirandosi un’occhiata astiosa dall’elasiana.
“E’ possibile sapere quale sarà il destino di Keira?”
“Verrà inviata in esilio, per evitare scandali. Ha capito che quell’uomo l’aveva usata, ma il suo futuro è compromesso per sempre. Quanto a lui, è stato arrestato e verrà inviato in una colonia penale molto isolata. E’ accusato di complotto contro lo Stato, non sarà necessario che nel processo si parli dell’attentato:  ha già una nutrita lista di delitti al suo attivo, e li sconterà tutti” disse Helios.

§

“E poi, nonna, come è andata a finire?” chiese Elaan, con gli occhi scintillanti.
“Kirk, il dottore e il signor Spock tornarono alle loro missioni, e il tuo babbo crebbe forte e robusto.”
“E dopo?”
“Dopo incontrò la tua mamma e si sposarono.”
“Volevo dire subito dopo questa storia, cosa successe?”
“Successe che una bambina si andò a lavare per cena. Hai visto che è quasi buio? La storia finisce qui per oggi. Su,  di corsa di sopra a lavarti.”
Il broncio di Elaan durò un attimo, poi diede un bacio alla nonna e corse via, seguita dalla paziente droide.
Elaan uscì dal gazebo. Il crepuscolo rendeva più penetrante il profumo dei fiori. Guardò il cielo, dove brillavano già le prime stelle, si avvolse nel leggero mantello, poi si incamminò a passo tranquillo verso casa.

FINE

Federazione

 •  Data stellare TNG:  •  Data stellare TOS:  •